« Ogni giorno di più mi convinco che lo sperpero della nostra esistenza risiede nell'amore che non abbiamo donato. L'amore che doniamo è la sola ricchezza che conserveremo per l'eternità »

GUSTAVO ADOLFO ROL



domenica 7 dicembre 2014

Gli immigrati rendono più della droga

Marco Cedolin
 
Curiosando fra telebugia e giornalacci assortiti, si può apprendere quello che la maggior parte degli italiani sapeva in fondo da tempo, ma generalmente non poteva affermare pubblicamente, pena l'accusa di razzismo che pur priva di fondamento è di quelle che danno sempre fastidio.
Gli immigrati rendono più della droga, ma non alle bande di scafisti che traghettavano sul suolo italico le orde dei disgraziati, bensì alla mafia, politica e non, italiana che attraverso Coop ed Acli si occupava dell'accoglienza dei profughi, prima che "Mare nostrum" scalzasse perfino gli scafisti, sostituendoli con la Marina militare italiana.....
e chiudesse il cerchio, su un'operazione di malaffare miliardaria, costruita sulle spalle degli immigrati, trattati alla stessa stregua di un carico di droga e degli italiani, costretti a finanziare di tasca propria il dumping sociale che li sta strangolando....

Spulciando quanto trapela dall'inchiesta romana sull'intreccio carnale fra mafia e politica nella capitale, si comprende fin da subito quanto profondamente il malaffare sia incistato all'interno delle cosche politiche di destra e di sinistra (ma davvero per qualcuno hanno ancora senso queste suddivisioni?) rendendole complici ed indispensabili l'una nei confronti dell'altra.

Così come si capiscono le ragioni per cui la politica tutta, della quale le Coop e le Acli sono il naturale serbatoio di denaro, unitamente al gotha delle grandi industrie e delle varie lobby che attraverso il dumping sociale stanno costruendo profitti miliardari, continua a finanziare (con i soldi degli italiani) l'operazione "immigrazione selvaggia", in un paese dove un cittadino su due è praticamente senza lavoro.

martedì 11 novembre 2014

I Segreti del PH


dal sito Un Lungo Sogno
Il corpo umano potrebbe tranquillamente arrivare ai 120 anni, eppure nessuno riesce a raggiungere questa veneranda età. Le cause di questo, se escludiamo gravi patologie, possono essere collegate al pH. L’equilibrio del pH è la chiave per vivere una vita sana e piena di energia.

I concetti di salute e guarigione si basano sulla nozione di equilibrio. Si è in equilibrio soltanto quando internamente c’è equilibrio tra acidità e alcalinità. Questo equilibrio è l’equilibrio più cruciale dell’organismo ed è essenziale per garantire salute, energia e vitalità.
Tutte le reazioni che definiscono le condizioni essenziali di un ambiente in cui la 'vita' sia possibile, si svolgono nell'ambito di determinati valori; tra questi il più importante è il rapporto acido/basico. All'interno del nostro organismo questo rapporto dovrebbe sempre rimanere costante, si possono però creare delle condizioni troppo acide oppure troppo basiche.
Per misurare il rapporto acido/basico viene utilizzato un termine di paragone chiamato pH. Nel campo medico il pH viene utilizzato per misurare i liquidi organici e in particolare il sangue, la saliva e l’urina. Il pH misura l’acidità o l’alcalinità di una soluzione liquido. La scala acido-alcalina va dallo 0 (estremamente acido) al 14 (estremamente alcalino), col neutro al punto 7.
Ogni punto in più o in meno equivale a un incremento di 10 volte, per cui l’acidità di un pH a livello 5 è 10 volte più alta dell’acidità di un pH a livello 6. Per una buona salute questo rapporto tra acidità e alcalinità dovrebbe sempre rimanere costante, sebbene possono verificarsi condizioni troppo acide (situazione assai frequente) o troppo basiche (condizione abbastanza rara).
Il sangue umano è leggermente alcalino, compreso tra il 7.30 e il 7.45 e il nostro organismo deve mantenerlo tale per permettere la vita e la salute del corpo (v. correlati).
I liquidi organici sono tutti leggermente alcalini; i loro valori vanno da pH 7,1 (la saliva di un uomo sano) a 8,8 (i succhi pancreatici). Per l’intestino tenue andiamo invece su posizioni più alcaline, col pH a 8.00. Ma per lo stomaco si va su livelli molto acidi, con pH 2.00-3.50, dove più basso è il pH e più acido e siliceo è l’ambiente, per cui sul livello pH 1.00-2.00 si corrode lo strato mucoso e il tessuto stesso, finendo in situazioni di ulcera gastrica.
Sangue alcalino e stomaco acido, formula standard di un corpo umano funzionante.
Esiste un meccanismo che regola l’equilibrio degli acidi e delle basi (sostanze alcaline) contenuti nel sangue, chiamato sistema tampone. Quando l’equilibrio degli acidi e delle basi si sbilancia, il sistema tampone, con una serie di processi chimici, riporta tutto in equilibrio.
Una variazione del pH sia in basso che in alto causerebbe gravi squilibri ai processi biochimici in tutto l’organismo.
La scoperta della Dott.ssa Lynda Frassetto.
Nel 1996 la Dott.ssa Lynda Frassetto dell’Università della California in San Francisco ha scoperto che con l’avanzare dell’età, dopo circa i 45 anni, perdiamo gradualmente i tamponi alcalini – i bicarbonati - nel nostro sangue. Intorno ai 90 anni perdiamo il 18 % di bicarbonati nel nostro sangue. Un quantitativo insufficiente di bicarbonati nel sangue riduce la capacità di gestire (neutralizzare e scaricare) gli acidi che il nostro organismo produce. Questa è la causa dell’invecchiamento. L’età di 45 anni è l’età media in cui gli esseri umani iniziano a mostrare sintomi quali diabete, ipertensione, osteoporosi e molte altre malattie degenerative. E poiché non possiamo più gestire gli acidi, li accumuliamo nel nostro corpo, sotto forma di colesterolo, acido grasso, acido urico, urato, solfato, fosfato, calcoli renali, ecc.

lunedì 10 novembre 2014

WI-FI: LA MORTE INVISIBILE CHE STA DISTRUGGENDO LE NUOVE GENERAZIONI

Fonte: dionidream.com

Quella che risulta essere la principale minaccia per la nostra salute è anche naturalmente quella che più viene tenuta nascosta dai media. Un giro economico più che miliardario, legato ai settori in piena crescita della telefonia e della tecnologia wireless in genere, monopolizza infatti l’informazione, impedendo che si sappia a livello di massa un’inquietante verità: l’esposizione alle radiazioni di microonde a basso livello (Wi-Fi) è causa conclamata di irreversibili danni cerebrali, cancro, malformazioni, aborti spontanei, alterazioni della crescita ossea. E la fascia di popolazione più a rischio è rappresentata in assoluto dai bambini e dalle donne.
Non stupisce quindi che tutto questo fosse ben noto e documentato in ambito medico e scientifico già molto prima che la tecnologia Wi-Fi dilagasse in tutte le nostre case, arrivando quotidianamente alla portata anche dei bambini. Gli effetti biologici non solo pericolosi, ma letali di questa tecnologia sono stati abilmente tenuti nascosti al pubblico per preservare i lauti profitti delle aziende e per foraggiare le tasche dei vari Bill Gates, Steve Jobs e Carlo De Benedetti.

Come ha dimostrato il Professor John Goldsmith, consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in Epidemiologia e Scienze della Comunicazione, l’esposizione alle radiazioni di microonde Wi-Fi è diventata ormai la prima causa di aborti spontanei: addirittura nel 47,7% dei casi di esposizione a queste radiazioni, i casi di aborto spontaneo si verificano entro la settima settimana di gravidanza. E il livello di irraggiamento incidente sulle donne in esame partiva da cinque microwatt per centimetro quadrato. Un tale livello potrebbe sembrare privo di senso per un non scienziato, ma diventa però più significativo se diciamo che è al di sotto di quello che la maggior parte delle studentesse riceve in un’aula dotata di trasmettitori Wi-Fi, a partire dall’età di circa cinque anni in su.
[Vedi Epidemiologic evidence relevant to radar (microwave) effects.]
Il dato ancora più allarmante è che nei bambini l’assorbimento di microonde può essere dieci volte superiore rispetto agli adulti, semplicemente perché il tessuto celebrale e il midollo osseo di un bambino hanno proprietà di conducibilità elettrica diverse da quelle degli adulti a causa del maggiore contenuto di acqua. L’esposizione a microonde a basso livello permanente può indurre ‘stress’ cronico ossidativo e nitrosativo e quindi danneggiare i mitocondri cellulari (mitocondriopatia).


sabato 8 novembre 2014

Forni a microonde: dove sta la verità?

È una discussione che non pare avere fine quella sui forni a microonde; ma cosa ancora più preoccupante, una questione sulla quale la scienza ha cercato ben poche risposte, se non quelle adatte a rassicurare i consumatori. Eppure ci sono parecchi elementi che dovrebbero indurre a capirne di più.

 

Chi ricorda lo scienziato svizzero Hans Hulrich Hertel? Questo ricercatore, recentemente scomparso, ha combattuto negli anni ’90 del secolo scorso una strenua battaglia giudiziaria per poter pubblicare i risultati dei suoi studi (1) sul forno a microonde. È stato costretto a ricorrere persino alla Corte europea per i diritti umani, ma alla fine l’ha spuntata. E quanto emerso era tutt’altro che rassicurante. Purtroppo quello studio è stato condotto su un numero molto piccolo di individui e avrebbe dovuto essere ripetuto, visti gli esiti allarmanti, con urgenza su numeri molto più ampi per avere ulteriori risposte. Invece la “scienza” si è fermata lì, studi simili non sono mai più stati condotti. Forse la questione è troppo spinosa, tocca troppi interessi, ha troppe implicazioni scomode…meglio lasciar perdere. Non prima però di avere cercato di screditare il lavoro di Hertel e lui stesso. È andata così e, se ci si pensa, è legittimo chiedersi cosa un simile atteggiamento abbia a che fare con la vera scienza.


Sulla questione è uscito di recente un libro che offre una panoramica del problema, “Forno a microonde? No grazie” (Macro Edizioni). Se anche il titolo lascia intuire la direzione intrapresa dall’autore Saverio Pipitone, è vero però che tutto è ampiamente documentato e permette di raccogliere le idee su una questione che sicuramente merita di essere approfondita.

giovedì 6 novembre 2014

La nuova gestapo. EURO MACHT FREI



Eurogendfor, la Gestapo europea non risponde ai giudici




Fonte:  libreidee.org

I Paesi Bassi sono il luogo dove l’Italia ha cambiato la propria storia negli ultimi 25 anni, non solo legandosi al Trattato di Maastricht, con la cessione della sovranità monetaria e legislativa, ma per poter definitivamente abbandonare la veste di Stato sovrano era necessario rinunciare all’esclusività delle funzioni delle forze armate sul proprio territorio, con l’istituzione di una milizia sovranazionale. Questo passaggio è avvenuto nel 2007 a Velsen, piccola municipalità dei Paesi Bassi, dove è stato firmato un trattato congiuntamente a Francia, Spagna, Paesi Bassi e Portogallo che istituisce la gendarmeria europea, l’Eurogendfor, che andrà ad esautorare le forze dell’ordine nella gestione dell’ordine pubblico. Uno scenario irrealistico, ma che è stato messo nero su bianco con la legge di ratifica numero 84 del 14 maggio 2010, votata dal Parlamento con 443 voti favorevoli su 444 presenti, solamente un astenuto. L’Eurogendfor sarà la milizia che si incaricherà della gestione delle crisi (scioperi, manifestazioni) sul territorio italiano, e non risponderà più direttamente alle istituzioni parlamentari.

La nuova super-polizia, scrive Cesare Sacchetti su “L’Antidioplomatico”, non risponderà più neppure al presidente della Repubblica, che è il comandante in capo delle forze armate secondo la Costituzione italiana. Eurogendfor obbedirà solo agli ordini del Cimin, l’alto comando interministeriale composto dai rappresentanti dei ministeri delle parti firmatarie, che ha il compito di governare la gendarmeria europea. «Nelle democrazie costituzionali il controllo delle forze armate deve rispondere a criteri di trasparenza e sono previsti precisi meccanismi di controllo sul loro operato», ricorda Sacchetti. Eurogendfor, invece, «si colloca gerarchicamente al di sopra delle forze di polizia italiane, indirizzandone le attività ordinarie e persino d’intelligence». Potrà infatti «condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico, monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi compresa l’attività d’indagine penale». Inoltre potrà assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence.


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