« Ogni giorno di più mi convinco che lo sperpero della nostra esistenza risiede nell'amore che non abbiamo donato. L'amore che doniamo è la sola ricchezza che conserveremo per l'eternità »

GUSTAVO ADOLFO ROL



sabato 18 ottobre 2014

Blog in pausa forzata

Causa infortunio familiare questo blog sospende l'attività a tempo indeterminato.
Mi scuso con i lettori e a risentirci speriamo presto.
Zak


sabato 4 ottobre 2014

“Guerra è pace” ovvero come ti manipolo il linguaggio


obama-war-is-peaceNon è certo un segreto che le guerre dell’età moderna si vincono con le parole prima ancora che con le armi. Il potere e il suo megafono, ovvero i media, hanno da tempo imparato a ‘condensare’ in alcune parole-chiave dei concetti che attivino automaticamente nella popolazione delle reazioni prestabilite.
Una sorta d’ipnosi collettiva programmata.
di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli USA di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione)
Houston, 24 Settembre 2014 - La riduzione di concetti complessi a slogan o parole-chiave è il segreto per il controllo delle masse.
“Talvolta - afferma Gustav Le Bon nel suo La psicologia delle folle - le parole più mal definite, sono quelle che fanno più impressione. Come, ad esempio, le parole: democrazia, socialismo, eguaglianza, libertà, ecc il cui senso è così vago che non basterebbero dei grossi volumi a precisarlo. E, tuttavia, alle loro sillabe è unito un magico potere, come se contenessero la soluzione di tutti i problemi. Queste parole sintetizzano diverse aspirazioni incoscienti e la speranza della loro realizzazione. La ragione e la discussione non potrebbero lottare contro certe parole e certe formule...suoni vani, la cui utilità principale è quella di dispensare colui che le adopera dall’obbligo di pensare”[1].


giovedì 11 settembre 2014

La Sanità Diventa Orwelliana

Tecnologia Predittiva: la Sanità Diventa Orwelliana
di N. West - traduzione di Anticorpi.info
 
Senza dare nell'occhio, la tecnologia predittiva sta prendendo piede. Le operazioni di elaborazione e schedatura dei dati personali effettuate dal governo, insieme alla nuova grande industria del brokeraggio dei dati, non solo minacciano le più basilari norme a tutela della privacy, ma stanno fornendo al potere alcuni strumenti di gestione della vita dei cittadini, un tempo inimmaginabili.
Fino ad oggi è stato un tema dai connotati molto tecnicistici e noiosi, tuttavia la notizia virale secondo cui Facebook starebbe usando alcuni algoritmi di proprietà per andare oltre la sorveglianza e manipolare le emozioni dei propri utenti in una sorta di grande esperimento psicologico, ha introdotto il tema nella cultura main-stream. Di certo un simile esperimento condotto senza il consenso dei soggetti coinvolti costituisce una enorme violazione della privacy e dell'etica. Tuttavia quando si tratta di 'polizia' e 'sanità' ogni diritto individuale passa in secondo piano, e il mondo odierno galoppa verso una società orwelliana in cui i 'crimini' saranno prevenibili attraverso la tecnologia predittiva.
 
L'instaurazione di un apparato di polizia e sanità predittiva è supportata da massicce campagne di marketing finalizzate a convincere l'opinione pubblica che simili strumenti contribuiranno a rendere la vita delle persone più sicura. La nozione di predizione del crimine in stile Minority Report sta diventando una realtà in Illinois e in California. Nel frattempo la sanità si prepara a gestire la diffusione sul mercato consumer di una serie di gadget indossabili dotati di milioni di sensori per il monitoraggio in tempo reale di ogni parametro biologico dell'utilizzatore (v. correlati). Attratta dalla promessa di una maggiore aspettativa di vita la gente sta abbracciando questa tecnologia con grande entusiasmo.
 

sabato 6 settembre 2014

Il ritorno di George Orwell e la Guerra del Grande Fratello contro la Palestina, l'Ucraina e la verità

L’altra sera ho visto “1984″ di George Orwell in un teatro di Londra. Sebbene venisse sbandierata l’interpretazione contemporanea, il monito di Orwell riguardo al futuro veniva presentato come un pezzo storico: remoto, innoquo, quasi rassicurante. Era come se Snowden non avesse rivelato niente, se il Grande Fratello non fosse ora una spia digitale, se lo stesso Orwell non avesse mai detto: “Per essere corrotti dal totalitarismo non occorre vivere in un paese totalitario.”
 
Acclamata dai critici, l’abile regia rispecchiava la cultura e la politica del nostro tempo. Quando si accesero le luci, il pubblico stava già uscendo. Sembravano indifferenti, o forse attratti da altre distrazioni. “Che pippa mentale”, ha commentato una ragazza accendendo il suo cellulare.
Mentre le società avanzate vengono depoliticizzate, i cambiamenti sono sia sottili che spettacolari. Nei discorsi di tutti i giorni il linguaggio politico viene capovolto, come profetizzato in 1984. “Democrazia” è ora una figura retorica. La pace è “guerra perpetua”. “Globale” è imperiale. Il concetto di “riforma”, un tempo foriero di speranze, ora significa aggressione, perfino distruzione. “Austerità” è l’imposizione del capitalismo estremo ai poveri e il dono del socialismo ai ricchi: un sistema ingegnoso in cui la maggioranza paga il debito dei pochi.
 
Nelle arti, l’ostilità verso la verità politica è un articolo di fede borghese. “Il periodo rosso di Picasso”, recita un titolo dell’Observer, “e perché la politica non fa buona arte”. Questo in un giornale che ha promosso il bagno di sangue in Iraq presentandolo come una crociata liberale. L’opposizione di Picasso al fascismo durante tutta la sua vita è una nota a margine, così come il radicalismo di Orwell è sfumato nel premio che si è appropriato del suo nome.
Alcuni anni fa Terry Eagleton, allora professore di letteratura inglese all’università di Manchester, considerava che “per la prima volta negli ultimi 200 anni non c’è un eminente poeta, drammaturgo o novellista britannico pronto a mettere in questione le fondamenta del modo di vita occidentale”. Nessuna Shelley parla dei poveri, nessun Blake di sogni utopici, nessun Byron condanna la corruzione della classe dominante, né Thomas Carlyle o John Ruskin rivelano il disastro morale del capitalismo. William Morris, Oscar Wilde, H.G. Wells, George Bernard Shaw non hanno equivalenti al giorno d’oggi. Harold Pinter fu l’ultimo a far sentire la sua voce. Tra le voci insistenti del femminismo da consumo, nessuna fa eco a Virginia Woolf, che descrisse “l’arte di dominare altre persone… di governare, uccidere, acquisire terre e capitali”.
 

giovedì 4 settembre 2014

Fukushima, dopo più di 3 anni arriva la verità sul disastro della centrale nucleare

Il governo costretto a pubblicare la testimonianza dell’ex direttore. L’energia atomica supersicura era una favola.

Oggi, 25 agosto 2014,  il governo giapponese  ha annunciato che renderà nota  la testimonianza sul disastro nucleare dell’11 marzo 2011 rilasciata da Masao Yoshida, allora direttore della centrale nucleare di Fukushima Daiichi della Tokyo electic power company (Tepco). Durante una conferenza stampa il capo di gabinetto del governo di centro-destra, Yoshihide Suga, ha detto: «La renderemo pubblica il più presto possibile, a settembre. Allo stesso tempo saranno verificate la prima versione delle testimonianze di altri intervistati»

Quella che ormai tutti chiamano “testimonianza Yoshida” è il resoconto fatto al gruppo investigativo nominato dal governo dall’ex direttore della centrale nucleare, rimasto segreto fino a che il quotidiano giapponese Asahi Shimbun non ha ottenuto il documento e lo ha reso noto il 20 maggio, mettendo in forte imbarazzo il governo e rendendo noto in tutto il mondo le gravissime mancanze che hanno contribuito alla tragedia nucleare. Il governo si era però rifiutato di rilasciare il contenuto della testimonianza integrale di Yoshida, che intanto è morto per una malattia nel luglio 2013,  dicendo che l’ex direttore Tepco di Fukushima Daiichi aveva lasciato una richiesta scritta di non rendere nota la sua deposizione per timore che venisse male interpretata.

Ma dopo che anche il Sankei Shimbun (dal 1 agosto 2014) ha iniziato a riportare brani del documento, il governo ha cambiato posizione e ha oggi affermato che non c’è più bisogno di mantenere segreta la deposizione di Yoshida, brani della quale stanno ormai circolando su diversi media. Suga ha detto: «Alcuni giornali hanno pubblicato stralci di interviste, e le preoccupazioni dell’ultimo capo dell’impianto sono diventate una realtà. Non pubblicare le interviste sarebbe in contrasto con il desiderio di Yoshida. La situazione è cambiata e rilasciarle  non causerà problemi. Le informazioni che riguardano la privacy e la sicurezza nazionale, nelle interviste non saranno divulgate. Funzionari del governo sono in contatto con più di 700 persone intervistate dal panel per ottenere il consenso per renderle loro interviste pubbliche. Le interviste di Yoshida saranno rese pubbliche con alcune di queste interviste. Il governo fornirà il resto delle interviste non appena arriveranno le autorizzazioni, e finirà questo lavoro entro l’anno».

E’ lo stesso network radio-televisivo ufficiale del Giappone, l’Nhk,  a rivelare che l’ex direttore della centrale di Fukushima Daiichi ha testimoniato sulle falle nel sistema di approvvigionamento logistico della struttura.


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